Il “decoro architettonico” si riferisce all’aspetto estetico di un edificio tenendo conto di elementi visivi come il design, lo stile, i dettagli ornamentali, i colori e la disposizione degli elementi costruttivi che ne connotano la specifica identità.

La valutazione del decoro architettonico può essere influenzata dalla volontà di preservare l’armonia visiva di una comunità, di proteggere edifici storici o di mantenere uno stile architettonico specifico in una determinata zona. Pertanto, se un ampliamento della profondità del balcone viene considerato potenzialmente lesivo del decoro architettonico, potrebbe essere uno dei motivi alla base del rifiuto da parte delle autorità locali.

Ampliamento della profondità del balcone senza lesione del decoro del caseggiato: il caso

Un proprietario di un’unità immobiliare facente parte di un caseggiato costruito nella seconda metà dell’ottocento,  ha presentato al comune una SCIA per estendere la profondità del balcone sulla facciata dell’edificio, allineandolo così a quello del condomino vicino. Tuttavia, la Commissione Edilizia Comunale ha ritenuto che tale intervento violasse le norme di decoro stabilite dal regolamento edilizio in vigore.

La Commissione ha affermato che la modifica proposta avrebbe generato un elemento non armonico con le caratteristiche dell’edificio, soprattutto per quanto riguarda la profondità eccessiva del balcone. La Direzione Urbanistica del comune, basandosi su questo parere, ha emesso un’ordinanza che vietava la continuazione dei lavori e richiedeva il ripristino delle parti già modificate.

Il condomino ha impugnato questa decisione, sottolineando che la motivazione della Commissione Edilizia non specificava quali elementi dell’edificio o del contesto avrebbero subito un conflitto a causa dell’ampliamento del balcone.

Inoltre il condomino faceva presente che il comune non aveva tenuto conto che l’immobile, nel tempo, aveva già subito profonde trasformazioni rispetto a com’era in origine; di conseguenza, nel suo fronte interno, non era presente un’euritmia nella disposizione e nella forma dei balconi.

Il Tar ha dato ragione al condomino, affermando che quando la nozione di decoro è alla base di una decisione negativa in materia edilizia, la motivazione deve indicare chiaramente quali caratteristiche specifiche o stili architettonici dell’edificio sarebbero compromessi dall’intervento. Nel caso specifico, il provvedimento del comune è stato giudicato ingiusto in quanto l’edificio non godeva di una specifica tutela secondo le leggi statali o gli strumenti urbanistici locali.

Il Tar ha notato che i balconi sulla facciata in questione avevano già dimensioni e forme diverse, e l’ampliamento proposto avrebbe solo allineato il balcone con quello dell’appartamento vicino, eliminando un’ineguaglianza preesistente senza creare nuovi elementi di dimensioni anomale.

Infine, il riferimento alla profondità eccessiva del balcone è stato ritenuto non pertinente, considerando che in passato vi erano già state significative modifiche.

Considerazioni conclusive

La Corte di Cassazione ha stabilito che un condomino, compiendo lavori sulle sue proprietà all’interno di un condominio, viola il decoro architettonico dell’edificio se, considerando le caratteristiche dell’edificio al momento dei lavori, causa un deprezzamento dell’intero fabbricato e delle unità immobiliari comprese al suo interno (Cass. civ., sez. II, 30/11/2021 n. 37451).

La tutela del decoro architettonico non richiede che l’edificio condominiale abbia particolari meriti artistici, e non importa se la sua fisionomia sia già stata notevolmente compromessa da interventi precedenti (Cass. civ., sez. II, 13 novembre 2020, n. 25790).

Tuttavia, secondo la Corte di Cassazione, nell’analizzare l’impatto di modifiche architettoniche sul decoro, è necessario bilanciare la coerenza delle linee e dello stile originari con le alterazioni precedentemente apportate e con le modifiche oggetto di valutazione attuale. Non può essere attribuita rilevanza determinante solo al degrado estetico causato da alterazioni precedenti per escludere un attuale pregiudizio al decoro architettonico.

Inoltre, il grado di visibilità delle nuove opere non è rilevante, indipendentemente dalla visibilità da diverse prospettive dell’edificio (Cass. civ., Sez. II, 12/06/2023, n. 16518).

In ogni caso, la sentenza del Tar ha evidenziato che l’intervento in questione riguardava anche la facciata interna dell’edificio, senza alcun impatto visivo sui fronti visibili dalla viabilità cittadina.

A tale proposito si deve ricordare che, secondo la Corte di Cassazione, l’alterazione del decoro architettonico di un edificio condominiale può riguardare anche una facciata interna (Cass. civ., sez. II, 29/01/2016, n. 1718).