L’articolo 659 del Codice Penale tratta del reato di “disturbo della quiete pubblica”.

Il reato si configura quando una persona compie atti o produce rumori che disturbano la tranquillità pubblica. Ad esempio, questo potrebbe verificarsi con comportamenti molesti, feste rumorose, musica ad alto volume, o altre azioni che interferiscono con il normale svolgimento della vita pubblica e disturbano le occupazioni o il riposo delle persone.

La pena per questo reato può essere un arresto fino a tre mesi o un’ammenda fino a 309 euro. Va notato che le pene possono variare in base alle circostanze specifiche del caso e alla decisione del giudice.

Questo reato può verificarsi anche quando ci sono rumori causati dai lavori di ristrutturazione in un condominio, a condizione che siano presenti i requisiti legali.

La Corte di Cassazione penale ha discusso di questo argomento nella sua recente sentenza del 10 gennaio 2024, n. 7717.

Lavori di ristrutturazione rumorosi eseguiti in un appartamento e disturbo della quiete pubblica. Fatto e decisione

Il Tribunale aveva dichiarato colpevole un condomino per violazione dell’art. 659 c.p., infliggendo una multa di 200,00 euro e ordinando il risarcimento dei danni a favore della parte lesa. Il condomino condannato ha presentato un ricorso per cassazione, sostenendo due argomentazioni.

Per prima cosa contestava il fatto che il Tribunale lo avesse condannato basandosi non tanto sull’intensità dei rumori generati dai lavori di ristrutturazione nel proprio appartamento dall’ottobre 2018 e marzo 2019, ma piuttosto sul fatto che tali lavori fossero stati eseguiti durante fasce orarie non consentite dal regolamento condominiale. Il ricorrente sottolineava, tuttavia, che il suddetto regolamento condominiale non era mai stato incluso nel fascicolo processuale per il dibattimento, né era stato menzionato dai testimoni interrogati e citati nella sentenza. Di conseguenza, il condomino sosteneva che il giudice aveva basato la sua valutazione su una prova inesistente.

Inoltre notava che un altro condomino (testimone citato in sentenza), che aveva l’appartamento sotto a quello dove erano stati effettuati i lavori di ristrutturazione, aveva dichiarato che i rumori prodotti non avevano recato disturbo alla sua famiglia. Il ricorrente chiedeva, pertanto, l’annullamento della sentenza impugnata. La Cassazione gli ha dato ragione.

Secondo la Corte di Cassazione, i giudici di primo grado hanno stabilito la responsabilità del ricorrente basandosi su argomentazioni insufficienti, senza esaminare in modo adeguato se i rumori fossero effettivamente idonei a disturbare le occupazioni o il riposo delle persone.

In tali circostanze, la parte civile non può richiedere il rimborso delle spese processuali, poiché il giudizio di legittimità si è concluso con l’annullamento e il rinvio della decisione.

Considerazioni conclusive

È importante notare che perché si verifichi la contravvenzione prevista all’art. 659 c.p., relativa al disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, non è necessario che i rumori coinvolgano un’area estesa o disturbino un numero considerevole di persone. È sufficiente che il disturbo sia causato a un gruppo indeterminato di individui, non limitandosi a una singola persona, anche se questa comunità è ristretta, come nel caso di un condominio.

In questo contesto, affinché si configuri il reato è necessario che le immissioni rumorose siano in grado di diffondersi all’interno dell’intero edificio condominiale, causando un potenziale disturbo a un numero indeterminato di persone. Questo gruppo può includere i condomini residenti e chiunque altro si trovi nell’edificio in quel momento (Cass. pen., sez. I, 01/03/2018, n. 9361).

È bene considerare che la punizione per la contravvenzione in questione mira a tutelare lo svolgimento delle attività e del riposo delle persone, preservandoli da disturbi indiscriminati. Tuttavia questi disturbi non possono essere ricondotti a un singolo individuo, anche se questo può essere infastidito a causa della vicinanza della sorgente sonora alla sua abitazione. Al contrario, per pregiudicare la pubblica quiete, i disturbi devono coinvolgere un numero indeterminato di persone, al di là dell’estensione dell’area interessata dalle emissioni o del numero di individui lesi. Questo principio è stato ribadito da una sentenza della Corte di Cassazione civile, sezione VI, del 17 gennaio 2024, numero 2071.

Il caso in cui solo alcuni dei potenziali lesi abbiano segnalato i disturbi non esclude la configurazione del reato, a condizione che sia stata accertata l’idoneità delle emissioni sonore ad arrecare disturbo non solo a un singolo individuo, ma a un gruppo indeterminato di persone, come gli abitanti dello stesso condominio.

In ogni caso dovrà essere il giudice di merito a determinare l’effettiva capacità delle emissioni rumorose a disturbare le persone.

È importante notare che la valutazione dell’effetto disturbante dei rumori sul riposo o sulle occupazioni delle persone non richiede necessariamente l’intervento di un perito o una consulenza tecnica. Il giudice può basare la sua decisione su elementi probatori di diversa natura, come le testimonianze di coloro che possono descrivere le caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti. In tal modo, il superamento oggettivo della soglia della normale tollerabilità può essere valutato senza la necessità di un supporto tecnico specifico. Questo principio è stato confermato da sentenze della Corte di Cassazione penale, sez.I, 18/01/2011, n. 20954 e sez. III, 05/02/2015, n.11031.

La Corte di Cassazione è infatti limitata nella sua capacità di riesaminare gli elementi di fatto che hanno costituito la base della decisione impugnata. Inoltre non può autonomamente adottare nuovi parametri di ricostruzione o valutazione dei fatti, anche se il ricorrente li presenta come più plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli utilizzati dal giudice di merito.