Nel condominio, può essere vietato ai bambini di giocare nel cortile? Chi potrebbe desiderare tale divieto? Probabilmente coloro che abitano al primo piano o che temono danni alla propria auto da eventuali pallonate. Le dispute di questo tipo non sono rare nei condomini. La decisione finale spetta all’assemblea condominiale, a meno che il regolamento non contenga già norme sull’uso degli spazi esterni.
I bambini possono giocare in cortile?
L’articolo 1102 cod. civ. stabilisce che tutti i condomini possono usare le parti comuni dell’edificio, come il cortile e il giardino, purché non ne alterino la destinazione e non impediscano agli altri di farne lo stesso uso.
Naturalmente vanno rispettate le regole della pacifica convivenza quali:
- il divieto di fare rumore negli orari del riposo;
- il divieto di danneggiare le auto e gli oggetti altrui (dei danni causati dai figli minorenni ne rispondono i genitori).
Il condominio può vietare il gioco nel cortile?
Se un singolo condomino non può vietare il gioco dei bambini, può l’assemblea farlo? Certamente, sì: l’assemblea ha il controllo degli spazi comuni. Tuttavia, la questione riguarda la maggioranza necessaria per derogare a un principio così generale e importante come il pari uso delle parti comuni, come stabilito dall’art. 1102 del codice civile.
Nel dibattito, ci sono esempi di giurisprudenza che sostengono posizioni contrastanti.
Una seconda interpretazione invece, è quella della Corte di Appello di Catanzaro che, con la sentenza n. 949 del 25 luglio 2023, sostiene che il condominio possa decidere di vietare ai ragazzi di giocare nelle aree comuni come i cortili, attraverso una maggioranza pari ad almeno il 50% + 1 dei presenti, coprendo almeno la metà dei millesimi.
Differenza tra norma regolamentare e clausola contrattuale nel contesto condominiale
Le norme regolamentari, come quelle discusse in questa sentenza, riguardano l’uso delle parti comuni e hanno lo scopo di garantire un utilizzo organizzato degli spazi. A differenza delle clausole contrattuali, non alterano i diritti esclusivi o comuni dei proprietari.
Ad esempio, nel caso in questione, si cerca di moderare attività che possono arrecare disturbo, senza per questo negare il diritto di accesso o godimento delle aree comuni a determinate categorie di persone.
Diversamente, le clausole dei regolamenti che limitano i diritti dei condomini sulle proprietà esclusive o comuni e quelle che attribuiscono ad alcuni di loro maggiori diritti rispetto agli altri, hanno natura contrattuale e sono modificabili soltanto con il consenso unanime dei condòmini, che deve essere trascritto nei registri immobiliari della conservatoria per l’opponibilità ai terzi acquirenti di appartamenti dell’edificio condominiale.
Al contrario, per la variazione delle clausole che disciplinano l’uso delle cose comuni, è sufficiente la deliberazione assembleare adottata con la maggioranza prescritta dall’art. 1136 2 comma del codice civile.
Pertanto in base all’art. 1138 c.c., 1 comma, l’assemblea condominiale può legittimamente vietare un determinato uso della cosa comune, al fine di favorire un ordinato e pacifico utilizzo della cosa comune.
E se l’assemblea non decide che fare contro i bambini che giocano in cortile?
Se l’assemblea non approva la proposta di vietare ai bambini di giocare nel cortile, il singolo condomino non può presentare un’azione legale a meno che il gioco provochi disturbi dimostrabili, come rumori e danneggiamenti. L’articolo 844 del codice civile specifica che i rumori devono superare il livello di tollerabilità.
In questo caso, sarà necessario avviare un procedimento civile, rivolto sia contro il condominio che direttamente contro i genitori dei responsabili (se minorenni), con l’obiettivo di ottenere un’interdittiva nei loro confronti e il risarcimento dei danni.